Obesità, sport e alimentazione: le sfide nei Comuni italiani
Salute 15 Aprile 2026, di Danilo Grossi
Quasi 23 milioni di adulti in eccesso di peso, un bambino su quattro sovrappeso, metà della popolazione meridionale sedentaria. I dati Istat 2025 disegnano una mappa delle disuguaglianze che chiama in causa le politiche locali.
46,3%Adulti in eccesso di pesocirca 23 milioni di persone
26,7%Bambini (3–17 anni) in eccesso di pesooltre 1 su 4
49%Sedentari nel Mezzogiornocontro il 27,5% di pratica sportiva
L’Italia non è immune dall’epidemia globale di obesità. Nel 2023 il 46,3% della popolazione adulta – circa 23 milioni di persone – risulta in eccesso di peso: il 34,6% in sovrappeso e l’11,8% con obesità conclamata. Rispetto al 2001, primo anno di rilevazione continuativa, il dato sull’obesità è aumentato di oltre tre punti percentuali (dall’8,5% all’11,8%), con una crescita più marcata tra gli uomini (dall’8,7% al 13%) rispetto alle donne (dall’8,4% al 10,7%). La legge 149/2025 ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica progressiva e ne ha previsto l’inclusione nei Livelli Essenziali di Assistenza, segnale che la questione ha ormai assunto rilevanza sistemica.
Dietro questi numeri si nascondono disuguaglianze strutturali – geografiche, generazionali, di genere e di istruzione – che i Comuni sono in prima linea a dover affrontare, attraverso politiche di prevenzione, infrastrutture sportive, educazione alimentare e servizi di prossimità.
■ LA GEOGRAFIA DELL’ECCESSO DI PESO
Il divario territoriale è uno degli elementi più persistenti nell’analisi Istat. Nel Mezzogiorno la prevalenza dell’eccesso di peso supera il 50% della popolazione adulta: il 37% in sovrappeso e il 13,2% con obesità, contro il 33,1% e l’11,2% del Nord. Una differenza che riflette condizioni socioeconomiche, abitudini alimentari radicate e – come si vedrà – una dotazione infrastrutturale sportiva significativamente inferiore.
Eccesso di peso negli adulti per ripartizione geografica (2023)
Ripartizione geografica
Sovrappeso
Obesi
Nord
33,1%
11,2%
Mezzogiorno
37,0%
13,2%
Totale Italia
34,6%
11,8%
Fonte: Istat, Indagine multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana
Il titolo di studio si conferma una variabile determinante. Tra i giovani adulti di 25-44 anni, l’obesità colpisce l’11,7% di chi si è fermato alla scuola dell’obbligo, contro il 4,9% dei laureati – un rapporto di quasi 2,4 a 1. Questo dato è rimasto stabile nel tempo e si riscontra in tutte le fasce di età, suggerendo che l’investimento in istruzione e in alfabetizzazione sanitaria costituisce una delle leve più efficaci di prevenzione.
■ IL PESO CRESCENTE TRA BAMBINI E ADOLESCENTI
La situazione è particolarmente preoccupante nelle fasce più giovani della popolazione. Nel biennio 2022-2023, il 26,7% dei bambini e adolescenti tra 3 e 17 anni risulta in eccesso di peso. Nelle fasce 3-10 anni la quota sale fino al 33%. I maschi sono più colpiti (29,3%) rispetto alle femmine (24,0%), con un divario che si amplifica dopo i 6 anni.
Nonostante una lieve riduzione tra il 2010 e il 2017 – dal 28,5% al 25,5% – il trend è poi risalito, attestandosi al 26,7% nel 2022-2023. Il problema, sottolinea Istat, è stabilmente radicato. Anche in questo caso il Mezzogiorno registra le prevalenze più alte: sette delle dieci regioni con valori sopra la media nazionale si trovano nel Sud e nelle Isole.
“Le disparità territoriali nell’eccesso di peso tra bambini e adolescenti suggeriscono la necessità di interventi mirati, capaci di tenere conto delle specificità locali, volti a rafforzare l’educazione alimentare e la promozione dell’attività fisica, anche attraverso il coinvolgimento delle scuole e delle comunità locali.”— Istat, Trenta anni di vita quotidiana, 2025
■ SPORT E SEDENTARIETÀ: IL MEZZOGIORNO IN RITARDO
Nel 2023, il 36,9% della popolazione dai 3 anni in su pratica sport nel tempo libero: il 28,3% in modo continuativo, l’8,6% saltuariamente. Un ulteriore 27,9% svolge attività fisica (passeggiate, ciclismo). Dal 1995 al 2023 la pratica sportiva continuativa è quasi raddoppiata: dal 17,8% al 28,3%. Ma la quota di popolazione completamente sedentaria rimane alta: il 35% non pratica né sport né alcuna attività fisica.
Le differenze territoriali sono nette. Nel Nord il 43% pratica sport; nel Mezzogiorno appena il 27,5%, con il 49% della popolazione che conduce uno stile di vita sedentario. Una causa strutturale è la carenza di impianti: nel 2024, circa il 40% dei residenti meridionali giudica insoddisfacente l’offerta di infrastrutture sportive, quota quasi doppia rispetto al Nord.
Pratica sportiva e sedentarietà: principali divari (2023)
Profilo
Pratica sport
Sedentari
Nord (territorio)
~43%
~28%
Mezzogiorno (territorio)
~27,5%
~49%
Laureati (istruzione)
53,8%
bassa
Max licenza media (istruzione)
15,3%
alta
Uomini (genere, 2023)
42,5%
–
Donne (genere, 2023)
31,5%
–
Fonte: Istat, Indagine multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana
Il gap di genere si è ridotto ma persiste: nel 2023 il 42,5% degli uomini pratica sport contro il 31,5% delle donne. Il divario massimo si registra tra i 15 e i 25 anni, quando le femmine abbandonano con maggiore frequenza l’attività sportiva. Istruzione e reddito incidono fortemente: il 53,8% dei laureati fa sport, contro il 15,3% di chi ha solo la licenza media.
■ ABITUDINI ALIMENTARI: LUCI E OMBRE
Sul fronte dell’alimentazione, i dati mostrano trasformazioni lente ma significative. Nel 2023 il 72,9% della popolazione pranza abitualmente a casa nei giorni feriali, dato in lieve calo rispetto al picco pandemico 2020-2021 (oltre 76%). In trent’anni si è però affermata la cena come pasto principale per il 23,6% degli italiani (era il 17,3% nel 1993) e la colazione per il 12,5% (era il 3,1%). Cresce anche il pranzo fuori casa: dal 15,5% al 27,1%.
Positivo il dato sulla colazione: l’80,1% della popolazione fa una colazione “adeguata” (latte o cibi solidi oltre alle bevande), in crescita rispetto al 76,6% del 1996. Tuttavia, tra i giovani di 11-34 anni la quota di chi salta la colazione è raddoppiata (dal 7,6% al 14,8%), segnale di un deterioramento dei ritmi alimentari nelle fasce di età scolastiche e universitarie.
Il consumo di frutta, verdura e ortaggi riguarda il 78,5% della popolazione, ma con una tendenza in calo (era 84,4% nel 2003). E soprattutto: solo il 17,1% raggiunge le quattro-cinque porzioni giornaliere raccomandate dall’OMS. La media è di 2,5 porzioni al giorno – la metà del necessario.
■ LE IMPLICAZIONI PER I COMUNI
I dati Istat delineano un quadro in cui le politiche locali hanno un ruolo irrinunciabile. La prevenzione dell’obesità non si gioca solo negli ambulatori, ma negli spazi pubblici, nelle mense scolastiche, negli impianti sportivi, nei mercati rionali e nei programmi di educazione civica. I Comuni del Mezzogiorno, dove si concentrano i divari più acuti, sono chiamati a un doppio sforzo: colmare il deficit infrastrutturale sugli impianti sportivi e investire in programmi di educazione alimentare capillari, integrati con le scuole e le comunità di quartiere.
Per i Comuni del Nord come del Sud, la sfida riguarda anche l’inclusività: garantire accesso allo sport e a una dieta adeguata non solo a chi ha risorse economiche e culturali, ma soprattutto ai gruppi più vulnerabili – bambini di famiglie a basso reddito, anziani, giovani delle periferie – dove i dati mostrano le prevalenze più alte e la capacità di autoprotezione più bassa.
FONTE: Istat – “Trenta anni di vita quotidiana: tendenze e trasformazioni nella società italiana”