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PA, quasi il 55% dei dipendenti ha più di 50 anni

La fotografia dell'Istat sul lavoro pubblico nel 2022: le donne sono la maggioranza, ma il divario retributivo a favore degli uomini sfiora il 18%.
lavoro pubblica amministrazione donne

Il settore pubblico italiano è donna, ha un’istruzione elevata, ma sconta un significativo divario generazionale e retributivo. È quanto emerge dalla nuova Nota metodologica dell’Istat sul Registro tematico del lavoro dei dipendenti pubblici (Rtl-Pubb). I dati, riferiti all’anno 2022, fotografano un comparto che conta quasi 4 milioni di lavoratori (3.956mila) per un totale di oltre 4 milioni di posizioni lavorative distinte e una retribuzione media oraria di 22 euro lordi.

L’universo della pubblica amministrazione si caratterizza per una forte componente femminile: le donne occupano infatti il 58,5% delle posizioni lavorative medie. La presenza femminile tocca il picco del 69% all’interno del Servizio sanitario nazionale e sfiora il 57,5% nell’Amministrazione dello Stato (che include la scuola). Al contrario, la quota scende drasticamente al 29,5% nelle Società di capitali a partecipazione pubblica.

Il tallone d’Achille della macchina statale resta l’invecchiamento del personale: ben il 54,6% dei dipendenti ha già compiuto 50 anni, con punte che raggiungono il 73,6% nelle Regioni e il 64,3% nei Comuni. I giovani sotto i 40 anni rappresentano appena un quinto del totale (20,3%), evidenziando un blocco nel ricambio generazionale particolarmente accentuato anche nelle Università pubbliche, dove gli under 40 sono fermi al 13%.

L’istruzione si conferma un tratto distintivo: quasi la metà dei dipendenti pubblici (48,2%) possiede almeno una laurea. Anche in questo caso il primato è femminile, con il 54,3% di laureate tra le donne contro il 39,4% tra gli uomini. I livelli massimi di scolarizzazione si registrano negli atenei (77,3%) e nella sanità (58,8%). Sul fronte della stabilità contrattuale, l’impiego pubblico si conferma un porto sicuro: l’86,6% dei rapporti è a tempo indeterminato. Il ricorso al tempo determinato (13,4%) e al part time (7,8%) è più frequente tra le donne, un fenomeno fortemente influenzato dal personale precario della scuola e dalle dinamiche degli enti locali.

Rimane infine irrisolto il tema delle disparità economiche: l’Istat rileva un gap retributivo medio a favore degli uomini pari al +17,6% a livello complessivo. Le Università pubbliche registrano il divario più ampio (+20,6%), mentre le Regioni si muovono in controtendenza, mostrando un saldo invertito del -8,4% a favore delle donne. Secondo l’istituto di statistica, tali differenziali non sono lineari ma dipendono da fattori strutturali, tra cui le qualifiche ricoperte, l’anzianità di servizio e il tipo di orario svolto.

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