Il 2025 si è chiuso con un bilancio drammatico per il patrimonio naturale italiano: gli incendi hanno percorso ben 965 chilometri quadrati di territorio, un dato che sfiora il raddoppio rispetto alle stime dell’anno precedente. A certificarlo è il rapporto definitivo pubblicato dall’ISPRA nel primo semestre del 2026, basato sul monitoraggio satellitare ad alta risoluzione del programma europeo Copernicus. All’interno della serie storica iniziata nel 2006, l’anno appena trascorso si colloca tra i più critici di sempre, superato soltanto dai picchi storici del 2007, 2017, 2021 e 2023.
I dati evidenziano una ferita profonda soprattutto nei territori che dovrebbero essere più tutelati: oltre il 30% della superficie totale bruciata e ben il 38% degli ecosistemi forestali nazionali distrutti dal fuoco si trovavano infatti all’interno del sistema delle aree protette e dei parchi nazionali, come il Vesuvio, il Gargano e lo Stelvio.
Il peso dei fattori umani e climatici
La vulnerabilità delle foreste italiane è fortemente amplificata dalle ondate di calore e dai prolungati periodi di siccità, ma a innescare i roghi è quasi sempre la mano dell’uomo: in Italia il 99% degli incendi è legato a cause antropiche, siano esse dovute a comportamenti dolosi o a gravi imprudenze, contro una media europea del 96%. Le cause puramente naturali, come i fulmini, rappresentano appena l’1% dei casi nazionali.
Quasi la metà degli eventi (il 48%) ha colpito direttamente i boschi, distruggendo oltre 123 chilometri quadrati di alberi. Ad andare in fumo sono state soprattutto le latifoglie sempreverdi come leccete e macchia alta (56,91 km²), seguite da latifoglie decidue come querceti e faggete (36,24 km²) e dalle pinete e boschi di conifere (24,12 km²).
La mappa del rischio e l’emergenza delle periferie
La geografia dei roghi conferma il Meridione e le Isole maggiori come le aree più esposte al pericolo: Sicilia, Calabria e Campania da sole rappresentano il 71% di tutta la superficie forestale nazionale percorsa dal fuoco nel 2025. Preoccupa inoltre la tendenza alla crescita costante delle aree bruciate registrata negli ultimi anni in Calabria, Puglia e Basilicata.
Accanto ai grandi incendi boschivi, gli esperti segnalano la pericolosità dei cosiddetti “incendi di interfaccia urbano-rurale”, ovvero quei roghi che nascono nella vegetazione ma si propagano rapidamente verso le zone abitate, le infrastrutture di trasporto e le aree industriali alla periferia delle città, un fenomeno reso sempre più distruttivo dai mutamenti climatici e che nel recente passato ha già colpito duramente grandi centri come Roma.
Sul fronte del contrasto, la normativa italiana ha inasprito le sanzioni e le pene per i reati di incendio boschivo, introducendo anche la confisca dei beni. La gestione operativa e la prevenzione sul territorio restano in capo alle Regioni attraverso i piani antincendio boschivo, mentre il monitoraggio scientifico di ISPRA permette oggi di misurare con precisione millimetrica lo stato di salute e la capacità di recupero dei nostri ecosistemi feriti.
Ecosistemi ed incendi boschivi in Italia dell’ISPRA Anno 2025