L’Italia compie passi avanti sul fronte dell’efficienza della giustizia. Lo certifica il primo report Istat dedicato all’analisi dei flussi dei procedimenti civili e penali in relazione agli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che mostra una significativa riduzione dei tempi di definizione dei processi e un miglioramento della capacità di smaltimento degli uffici giudiziari.
Nel settore civile, il tempo medio necessario per completare un procedimento attraverso tutti i gradi di giudizio è sceso da 2.512 giorni nel 2019 a 1.789 nel 2025, con una riduzione del 28,8%. Il risultato non consente ancora di raggiungere il target Pnrr del -40%, ma conferma una tendenza positiva, sostenuta soprattutto dal forte miglioramento registrato in Cassazione.
Ancora più marcato il progresso nel settore penale. La durata media dei procedimenti è passata da 1.392 a 958 giorni, con una diminuzione del 31,2% rispetto al 2019. Un dato che supera l’obiettivo fissato dal Pnrr, pari a una riduzione del 25%.
Migliora anche la capacità di smaltimento dei fascicoli. Nel 2025, in ambito civile, per ogni nuovo procedimento iscritto ne vengono definiti mediamente 1,09, con valori particolarmente elevati in Cassazione (1,30) e nelle Corti d’appello (1,17). Un andamento che contribuisce alla riduzione delle pendenze e dell’arretrato accumulato negli anni.
Sul fronte dell’arretrato storico civile, il calo è stato dell’86,1% nei Tribunali e dell’86,7% nelle Corti d’appello rispetto ai procedimenti pendenti nel 2022. Pur non essendo stato ancora raggiunto il traguardo del 90% previsto entro giugno 2026, il sistema giudiziario appare ormai vicino all’obiettivo.
Nel penale, oltre alla riduzione dei tempi, si registra un miglioramento della gestione dei procedimenti in appello. Le prescrizioni nelle Corti d’appello sono scese dal 25,8% del 2019 al 19,4% nel 2025, pur restando su livelli considerati elevati.
Secondo l’Istat, i risultati sono legati sia alle riforme introdotte negli ultimi anni, sia agli interventi organizzativi e tecnologici, come la digitalizzazione dei processi e il potenziamento degli Uffici per il processo. Nel complesso emerge un sistema più efficiente, capace di definire più procedimenti di quanti ne vengano iscritti e di avvicinarsi agli standard richiesti dall’Unione europea.