L’Italia accelera sulla trasformazione digitale e in diversi settori supera ormai la media europea. È quanto emerge dalla quarta relazione sullo Stato del Decennio Digitale pubblicata dalla Commissione europea, che valuta i progressi degli Stati membri verso gli obiettivi fissati per il 2030.
Il report evidenzia risultati particolarmente positivi nella connettività, con una copertura 5G pari al 99,82%, superiore alla media Ue del 99,38%, e una diffusione della fibra FTTP che raggiunge il 77,56% delle famiglie, oltre il dato europeo del 74,13%. Restano tuttavia criticità nelle aree rurali.
Buone performance anche nei servizi pubblici digitali. L’Italia supera la media europea sia nei servizi rivolti ai cittadini sia in quelli transfrontalieri, grazie alla diffusione di strumenti come IT Wallet, SPID e Carta d’Identità Elettronica, oltre al rafforzamento dell’interoperabilità dei dati pubblici e alla migrazione al cloud della Pubblica amministrazione. La Piattaforma Digitale Nazionale Dati coinvolge oltre 9 mila enti e ha già gestito più di 1,1 miliardi di scambi informativi.
Positivi anche i risultati della sanità digitale: l’indice nazionale raggiunge l’89,93%, sopra la media europea dell’86,51%, sostenuto dalla crescita del Fascicolo sanitario elettronico e dall’ampliamento dell’accesso ai dati sanitari digitali.
La Commissione riconosce inoltre all’Italia un ruolo di primo piano nell’intelligenza artificiale, grazie all’adozione di un quadro normativo nazionale coerente con l’AI Act europeo e alla strategia nazionale per lo sviluppo dell’IA. Apprezzate anche le competenze del sistema accademico e industriale nel settore delle tecnologie quantistiche.
«Il Digital Decade Report conferma che l’Italia ha imboccato la strada giusta», ha commentato il sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti, sottolineando come i risultati siano il frutto degli investimenti del PNRR e della collaborazione tra istituzioni, imprese e territori.
Resta invece aperta la sfida delle competenze digitali. Sebbene la quota di cittadini con competenze di base sia salita dal 45% al 54%, il numero di specialisti ICT occupati si ferma al 3,8%, ancora lontano dall’obiettivo europeo del 10% fissato per il 2030.